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                  <text>L'Archivio fotografico “Giovanni Previtali” del Dipartimento di Studi Umanistici – DSU è stato istituito nel 2005 e conserva fotografie, diapositive e stampe di reperti archeologici, scavi, monumenti, opere d’arte e manoscritti, acquistate o fatte realizzare per fini documentari e didattici.&#13;
Al suo interno si distinguono un Fondo corrente e un Fondo storico; quest’ultimo è formato da più di settemilaquattrocento lastre di vetro per proiezione e da un numero cospicuo di negativi in vetro e pellicola, diapositive in pellicola e stampe. In questa raccolta eterogenea di materiali fotografici, provenienti dagli ex Istituti di Archeologia e Storia dell’arte dell’Università Federico II, le lastre di vetro costituiscono un nucleo organico, coerente e pregiato, suddiviso in due sezioni: una archeologica, che annovera più di cinquemila diapositive, l’altra storico-artistica, che ne conta circa duemilaquattrocento. &#13;
Le lastre sono state realizzate con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su vetro in tre formati principali – 8,5x10 cm, 8x8 cm e 7x7cm – e, a eccezione di alcune pellicole a colori montate tra vetri e di poche diapositive dipinte a mano, documentano in bianco e nero il patrimonio archeologico e storico-artistico italiano, europeo e del bacino del Mediterraneo, coprendo una cronologia che spazia dall’età antica a quella contemporanea.&#13;
Le lastre di vetro del Fondo storico sono state impresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento dai più noti fotografi di riproduzione italiani ed europei (tra cui spiccano Alinari, Anderson e Sommer) e da diversi istituti per le proiezioni e la didattica, mentre le diapositive anonime che le affiancano nel corpus sono state realizzate nei decenni successivi da laboratori napoletani.&#13;
Le diapositive erano impiegate negli Istituti di Archeologia e Storia dell’Arte come supporti alla didattica d’aula e strumenti di studio, ma verso la metà degli anni Sessanta si avviò la loro dismissione, a favore dei più moderni formati in pellicola. &#13;
Dimenticate per decenni, le lastre di vetro sono state ritrovate nel 2000: riconosciuto il loro valore artistico, storico e documentario, si è immediatamente provveduto a recuperarle e tutelarle dal degrado al quale sarebbero inevitabilmente andate incontro. Nel 2012 è stato avviato un progetto di studio, catalogazione e informatizzazione, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Soprintendenze locali. Il progetto ha previsto l’adozione delle metodologie e degli strumenti elaborati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per la catalogazione viene utilizzata la scheda F – Fotografia elaborata dall’ICCD, mentre i dati catalografici vengono immessi nel Catalogo nazionale dei beni culturali tramite il data base on-line SigecWeb. &#13;
L’approdo della raccolta sulla piattaforma eCo – che accoglierà in maniera progressiva i formati digitali - costituisce quindi una tappa ulteriore del processo di digitalizzazione delle lastre su vetro del Fondo storico, intrapresa dal Dipartimento affinché questi materiali possano essere fruiti in maniera agevole da un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. &#13;
Gli items qui dedicati alle diapositive dell’Archivio “Giovanni Previtali”, sebbene di facile consultazione, sono strutturati tenendo conto della complessità degli oggetti fotografici e degli usi potenziali delle immagini: per questa ragione sono sempre indicati sia l’autore del soggetto raffigurato che il fotografo che ha effettuato la ripresa, così come è sempre segnalato l’anno in cui è stato eseguito lo scatto fotografico. &#13;
Queste lastre in bianco e nero dall’apparenza così desueta, infatti, se correttamente contestualizzate, restituiscono informazioni preziose sulle opere e i monumenti riprodotti: stato di conservazione, variazioni di ubicazione, modifiche materiali e attributive, episodi collezionistici. </text>
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Al suo interno si distinguono un Fondo corrente e un Fondo storico; quest’ultimo è formato da più di settemilaquattrocento lastre di vetro per proiezione e da un numero cospicuo di negativi in vetro e pellicola, diapositive in pellicola e stampe. In questa raccolta eterogenea di materiali fotografici, provenienti dagli ex Istituti di Archeologia e Storia dell’arte dell’Università Federico II, le lastre di vetro costituiscono un nucleo organico, coerente e pregiato, suddiviso in due sezioni: una archeologica, che annovera più di cinquemila diapositive, l’altra storico-artistica, che ne conta circa duemilaquattrocento. &#13;
Le lastre sono state realizzate con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su vetro in tre formati principali – 8,5x10 cm, 8x8 cm e 7x7cm – e, a eccezione di alcune pellicole a colori montate tra vetri e di poche diapositive dipinte a mano, documentano in bianco e nero il patrimonio archeologico e storico-artistico italiano, europeo e del bacino del Mediterraneo, coprendo una cronologia che spazia dall’età antica a quella contemporanea.&#13;
Le lastre di vetro del Fondo storico sono state impresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento dai più noti fotografi di riproduzione italiani ed europei (tra cui spiccano Alinari, Anderson e Sommer) e da diversi istituti per le proiezioni e la didattica, mentre le diapositive anonime che le affiancano nel corpus sono state realizzate nei decenni successivi da laboratori napoletani.&#13;
Le diapositive erano impiegate negli Istituti di Archeologia e Storia dell’Arte come supporti alla didattica d’aula e strumenti di studio, ma verso la metà degli anni Sessanta si avviò la loro dismissione, a favore dei più moderni formati in pellicola. &#13;
Dimenticate per decenni, le lastre di vetro sono state ritrovate nel 2000: riconosciuto il loro valore artistico, storico e documentario, si è immediatamente provveduto a recuperarle e tutelarle dal degrado al quale sarebbero inevitabilmente andate incontro. Nel 2012 è stato avviato un progetto di studio, catalogazione e informatizzazione, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Soprintendenze locali. Il progetto ha previsto l’adozione delle metodologie e degli strumenti elaborati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per la catalogazione viene utilizzata la scheda F – Fotografia elaborata dall’ICCD, mentre i dati catalografici vengono immessi nel Catalogo nazionale dei beni culturali tramite il data base on-line SigecWeb. &#13;
L’approdo della raccolta sulla piattaforma eCo – che accoglierà in maniera progressiva i formati digitali - costituisce quindi una tappa ulteriore del processo di digitalizzazione delle lastre su vetro del Fondo storico, intrapresa dal Dipartimento affinché questi materiali possano essere fruiti in maniera agevole da un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. &#13;
Gli items qui dedicati alle diapositive dell’Archivio “Giovanni Previtali”, sebbene di facile consultazione, sono strutturati tenendo conto della complessità degli oggetti fotografici e degli usi potenziali delle immagini: per questa ragione sono sempre indicati sia l’autore del soggetto raffigurato che il fotografo che ha effettuato la ripresa, così come è sempre segnalato l’anno in cui è stato eseguito lo scatto fotografico. &#13;
Queste lastre in bianco e nero dall’apparenza così desueta, infatti, se correttamente contestualizzate, restituiscono informazioni preziose sulle opere e i monumenti riprodotti: stato di conservazione, variazioni di ubicazione, modifiche materiali e attributive, episodi collezionistici. </text>
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                  <text>L'Archivio fotografico “Giovanni Previtali” del Dipartimento di Studi Umanistici – DSU è stato istituito nel 2005 e conserva fotografie, diapositive e stampe di reperti archeologici, scavi, monumenti, opere d’arte e manoscritti, acquistate o fatte realizzare per fini documentari e didattici.&#13;
Al suo interno si distinguono un Fondo corrente e un Fondo storico; quest’ultimo è formato da più di settemilaquattrocento lastre di vetro per proiezione e da un numero cospicuo di negativi in vetro e pellicola, diapositive in pellicola e stampe. In questa raccolta eterogenea di materiali fotografici, provenienti dagli ex Istituti di Archeologia e Storia dell’arte dell’Università Federico II, le lastre di vetro costituiscono un nucleo organico, coerente e pregiato, suddiviso in due sezioni: una archeologica, che annovera più di cinquemila diapositive, l’altra storico-artistica, che ne conta circa duemilaquattrocento. &#13;
Le lastre sono state realizzate con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su vetro in tre formati principali – 8,5x10 cm, 8x8 cm e 7x7cm – e, a eccezione di alcune pellicole a colori montate tra vetri e di poche diapositive dipinte a mano, documentano in bianco e nero il patrimonio archeologico e storico-artistico italiano, europeo e del bacino del Mediterraneo, coprendo una cronologia che spazia dall’età antica a quella contemporanea.&#13;
Le lastre di vetro del Fondo storico sono state impresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento dai più noti fotografi di riproduzione italiani ed europei (tra cui spiccano Alinari, Anderson e Sommer) e da diversi istituti per le proiezioni e la didattica, mentre le diapositive anonime che le affiancano nel corpus sono state realizzate nei decenni successivi da laboratori napoletani.&#13;
Le diapositive erano impiegate negli Istituti di Archeologia e Storia dell’Arte come supporti alla didattica d’aula e strumenti di studio, ma verso la metà degli anni Sessanta si avviò la loro dismissione, a favore dei più moderni formati in pellicola. &#13;
Dimenticate per decenni, le lastre di vetro sono state ritrovate nel 2000: riconosciuto il loro valore artistico, storico e documentario, si è immediatamente provveduto a recuperarle e tutelarle dal degrado al quale sarebbero inevitabilmente andate incontro. Nel 2012 è stato avviato un progetto di studio, catalogazione e informatizzazione, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Soprintendenze locali. Il progetto ha previsto l’adozione delle metodologie e degli strumenti elaborati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per la catalogazione viene utilizzata la scheda F – Fotografia elaborata dall’ICCD, mentre i dati catalografici vengono immessi nel Catalogo nazionale dei beni culturali tramite il data base on-line SigecWeb. &#13;
L’approdo della raccolta sulla piattaforma eCo – che accoglierà in maniera progressiva i formati digitali - costituisce quindi una tappa ulteriore del processo di digitalizzazione delle lastre su vetro del Fondo storico, intrapresa dal Dipartimento affinché questi materiali possano essere fruiti in maniera agevole da un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. &#13;
Gli items qui dedicati alle diapositive dell’Archivio “Giovanni Previtali”, sebbene di facile consultazione, sono strutturati tenendo conto della complessità degli oggetti fotografici e degli usi potenziali delle immagini: per questa ragione sono sempre indicati sia l’autore del soggetto raffigurato che il fotografo che ha effettuato la ripresa, così come è sempre segnalato l’anno in cui è stato eseguito lo scatto fotografico. &#13;
Queste lastre in bianco e nero dall’apparenza così desueta, infatti, se correttamente contestualizzate, restituiscono informazioni preziose sulle opere e i monumenti riprodotti: stato di conservazione, variazioni di ubicazione, modifiche materiali e attributive, episodi collezionistici. </text>
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                <text>La diapositiva riproduce il particolare del volto di San Domenico, scultura collocata nel monumento funebre realizzato da Arnolfo di Cambio per il cardinale Guillaume De Braye, morto nel 1282. Il sepolcro, posto originariamente nel corpo longitudinale della chiesa di San Domenico ad Orvieto, nel corso dei secoli è stato smembrato e ricomposto: attualmente esso si trova nel transetto della chiesa, ma alcuni frammenti e parti erratiche sono conservati presso il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto.</text>
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Al suo interno si distinguono un Fondo corrente e un Fondo storico; quest’ultimo è formato da più di settemilaquattrocento lastre di vetro per proiezione e da un numero cospicuo di negativi in vetro e pellicola, diapositive in pellicola e stampe. In questa raccolta eterogenea di materiali fotografici, provenienti dagli ex Istituti di Archeologia e Storia dell’arte dell’Università Federico II, le lastre di vetro costituiscono un nucleo organico, coerente e pregiato, suddiviso in due sezioni: una archeologica, che annovera più di cinquemila diapositive, l’altra storico-artistica, che ne conta circa duemilaquattrocento. &#13;
Le lastre sono state realizzate con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su vetro in tre formati principali – 8,5x10 cm, 8x8 cm e 7x7cm – e, a eccezione di alcune pellicole a colori montate tra vetri e di poche diapositive dipinte a mano, documentano in bianco e nero il patrimonio archeologico e storico-artistico italiano, europeo e del bacino del Mediterraneo, coprendo una cronologia che spazia dall’età antica a quella contemporanea.&#13;
Le lastre di vetro del Fondo storico sono state impresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento dai più noti fotografi di riproduzione italiani ed europei (tra cui spiccano Alinari, Anderson e Sommer) e da diversi istituti per le proiezioni e la didattica, mentre le diapositive anonime che le affiancano nel corpus sono state realizzate nei decenni successivi da laboratori napoletani.&#13;
Le diapositive erano impiegate negli Istituti di Archeologia e Storia dell’Arte come supporti alla didattica d’aula e strumenti di studio, ma verso la metà degli anni Sessanta si avviò la loro dismissione, a favore dei più moderni formati in pellicola. &#13;
Dimenticate per decenni, le lastre di vetro sono state ritrovate nel 2000: riconosciuto il loro valore artistico, storico e documentario, si è immediatamente provveduto a recuperarle e tutelarle dal degrado al quale sarebbero inevitabilmente andate incontro. Nel 2012 è stato avviato un progetto di studio, catalogazione e informatizzazione, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Soprintendenze locali. Il progetto ha previsto l’adozione delle metodologie e degli strumenti elaborati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per la catalogazione viene utilizzata la scheda F – Fotografia elaborata dall’ICCD, mentre i dati catalografici vengono immessi nel Catalogo nazionale dei beni culturali tramite il data base on-line SigecWeb. &#13;
L’approdo della raccolta sulla piattaforma eCo – che accoglierà in maniera progressiva i formati digitali - costituisce quindi una tappa ulteriore del processo di digitalizzazione delle lastre su vetro del Fondo storico, intrapresa dal Dipartimento affinché questi materiali possano essere fruiti in maniera agevole da un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. &#13;
Gli items qui dedicati alle diapositive dell’Archivio “Giovanni Previtali”, sebbene di facile consultazione, sono strutturati tenendo conto della complessità degli oggetti fotografici e degli usi potenziali delle immagini: per questa ragione sono sempre indicati sia l’autore del soggetto raffigurato che il fotografo che ha effettuato la ripresa, così come è sempre segnalato l’anno in cui è stato eseguito lo scatto fotografico. &#13;
Queste lastre in bianco e nero dall’apparenza così desueta, infatti, se correttamente contestualizzate, restituiscono informazioni preziose sulle opere e i monumenti riprodotti: stato di conservazione, variazioni di ubicazione, modifiche materiali e attributive, episodi collezionistici. </text>
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                  <text>Archivio fotografico "Giovanni Previtali" del DSU - Fondo storico </text>
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                  <text>L'Archivio fotografico “Giovanni Previtali” del Dipartimento di Studi Umanistici – DSU è stato istituito nel 2005 e conserva fotografie, diapositive e stampe di reperti archeologici, scavi, monumenti, opere d’arte e manoscritti, acquistate o fatte realizzare per fini documentari e didattici.&#13;
Al suo interno si distinguono un Fondo corrente e un Fondo storico; quest’ultimo è formato da più di settemilaquattrocento lastre di vetro per proiezione e da un numero cospicuo di negativi in vetro e pellicola, diapositive in pellicola e stampe. In questa raccolta eterogenea di materiali fotografici, provenienti dagli ex Istituti di Archeologia e Storia dell’arte dell’Università Federico II, le lastre di vetro costituiscono un nucleo organico, coerente e pregiato, suddiviso in due sezioni: una archeologica, che annovera più di cinquemila diapositive, l’altra storico-artistica, che ne conta circa duemilaquattrocento. &#13;
Le lastre sono state realizzate con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su vetro in tre formati principali – 8,5x10 cm, 8x8 cm e 7x7cm – e, a eccezione di alcune pellicole a colori montate tra vetri e di poche diapositive dipinte a mano, documentano in bianco e nero il patrimonio archeologico e storico-artistico italiano, europeo e del bacino del Mediterraneo, coprendo una cronologia che spazia dall’età antica a quella contemporanea.&#13;
Le lastre di vetro del Fondo storico sono state impresse tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento dai più noti fotografi di riproduzione italiani ed europei (tra cui spiccano Alinari, Anderson e Sommer) e da diversi istituti per le proiezioni e la didattica, mentre le diapositive anonime che le affiancano nel corpus sono state realizzate nei decenni successivi da laboratori napoletani.&#13;
Le diapositive erano impiegate negli Istituti di Archeologia e Storia dell’Arte come supporti alla didattica d’aula e strumenti di studio, ma verso la metà degli anni Sessanta si avviò la loro dismissione, a favore dei più moderni formati in pellicola. &#13;
Dimenticate per decenni, le lastre di vetro sono state ritrovate nel 2000: riconosciuto il loro valore artistico, storico e documentario, si è immediatamente provveduto a recuperarle e tutelarle dal degrado al quale sarebbero inevitabilmente andate incontro. Nel 2012 è stato avviato un progetto di studio, catalogazione e informatizzazione, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con le Soprintendenze locali. Il progetto ha previsto l’adozione delle metodologie e degli strumenti elaborati dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: per la catalogazione viene utilizzata la scheda F – Fotografia elaborata dall’ICCD, mentre i dati catalografici vengono immessi nel Catalogo nazionale dei beni culturali tramite il data base on-line SigecWeb. &#13;
L’approdo della raccolta sulla piattaforma eCo – che accoglierà in maniera progressiva i formati digitali - costituisce quindi una tappa ulteriore del processo di digitalizzazione delle lastre su vetro del Fondo storico, intrapresa dal Dipartimento affinché questi materiali possano essere fruiti in maniera agevole da un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. &#13;
Gli items qui dedicati alle diapositive dell’Archivio “Giovanni Previtali”, sebbene di facile consultazione, sono strutturati tenendo conto della complessità degli oggetti fotografici e degli usi potenziali delle immagini: per questa ragione sono sempre indicati sia l’autore del soggetto raffigurato che il fotografo che ha effettuato la ripresa, così come è sempre segnalato l’anno in cui è stato eseguito lo scatto fotografico. &#13;
Queste lastre in bianco e nero dall’apparenza così desueta, infatti, se correttamente contestualizzate, restituiscono informazioni preziose sulle opere e i monumenti riprodotti: stato di conservazione, variazioni di ubicazione, modifiche materiali e attributive, episodi collezionistici. </text>
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                <text>La diapositiva riproduce la statua di San Domenico, scultura collocata nel monumento funebre realizzato da Arnolfo di Cambio per il cardinale Guillaume De Braye, morto nel 1282. Il sepolcro, posto originariamente nel corpo longitudinale della chiesa di San Domenico ad Orvieto, nel corso dei secoli è stato smembrato e ricomposto: attualmente esso si trova nel transetto della chiesa, ma alcuni frammenti e parti erratiche sono conservati presso il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto.</text>
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